Un’infamia

Tempo di lettura: 2 min

Dedico questo post alla memoria di mio fratello Paolo, libertario, del cui suicidio mi sono occupato qui a fine luglio.

E lo faccio sull’onda dell’indignazione, dopo aver letto il comunicato della redazione che annuncia la chiusura di A-rivista anarchica adducendo come motivo il rispetto della volontà testamentaria di Paolo che A non proseguisse.

Si tratta d’un falso: mio fratello non ha scritto alcunché in merito. Il suo testamento, ora pubblico, non fa cenno di tale decisione.

Vorrei che fosse chiaro che la decisione di non dare un futuro ad A è stata presa da un minuscolo gruppo di persone; non è stata condivisa da me e da tante compagne e compagni; ribalta orientamenti sino a poco tempo fa accettati.

Quando Paolo si è tolto – disperatamente – la vita, subito molti hanno progettato tre interventi.

Il primo, ovvio e doveroso, volto a far uscire un nuovo numero della rivista dedicato al suo cofondatore e direttore: infatti sono stati raccolti o sollecitati contributi di anarchiche e anarchici, mentre è iniziata la selezione di testi scritti da Paolo.

Non aver consentito questo numero è un’infamia, tanto più che erano state messe a disposizione le risorse finanziarie necessarie.

Pensavamo poi a un passo successivo: far uscire altri due numeri per arrivare alla primavera prossima, cioè al 50esimo anniversario della fondazione di A. Studiavamo un ricorso alla solidarietà delle compagne e dei compagni, oltre a un contributo straordinario di non anarchici ma estimatori della rivista (me incluso).

Da marzo 2021 in poi, non nascondendoci le grandi difficoltà, ipotizzavamo una prosecuzione a costi abbattuti, ricorrendo all’on line.

L’idea è sempre stata quella di impegnare la meravigliosa comunità dei libertari e di alcuni supporter in uno sforzo condiviso, anche se Paolo lo riteneva improbabile.

Non quattro ma tre gatti hanno affondato tale progetto in tre stadi, facendo prevalere – a seconda dei casi – odio inveterato o debolezza personale (da malattia, fragilità umana, ricatto, stress, vigliaccheria).

Sono amareggiato, schifato, infuriato. E credo di non essere solo, anzi.

Paolo meritava molto di più. E anche il mondo libertario.

Per finire, un’osservazione: se anche mio fratello si fosse espresso a favore dell’uccisione di A, nostro dovere sarebbe stato di contraddirlo coi fatti. Io ci credo ancora.

38 commenti su “Un’infamia”

  1. Caro Enrico non ti ho mai incontrato ma ho iniziato a conoscerti ed apprezzarti leggendo i tuoi misurati interventi dopo la morte di tuo fratello. Ora dici cose terribili che se confermate mi fanno ribollire il sangue. Urge immediata ed estrema chiarezza tra tutti quelli interessati ai destini della rivista che io con triste rassegnazione davo per morta per rispetto delle ultime volontà di Paolo. Vedo su Repubblica un articolo di Matteo Pucciarelli sul “mistero del testamento di Paolo” che vedrò di procurarmi. Dobbiamo leggere sulla stampa ufficiale anche di “scandali nel mondo anarchico” e finire coinvolti in qualche misera telenovela per l’insipienza di pochi? L’opera di Paolo e le idee anarchiche non lo meritano, fughiamo ogni ombra, subito!

  2. Nei limiti delle mie possibilità mi impegno a sostenere la rivista A, così come ho fatto fino ad ora, e anche qualche cosa in più, se occorre qualche intervento oltre l’ordinario. Per Paolo e Aurora e perché la rivista possa continuare lungo la strada tracciata, soggetta a cambiamenti così come avviene in tutti i casi della vita, così come è cambiata la rivista nel corso del tempo, rinnovandosi grazie a chi insieme a Paolo l’ha portata avanti e spero possa e voglia ancora farlo adesso che non c’è più.

  3. Vorrei che tutto ciò fosse solamente un malinteso. Una notizia falsa, partita dallo straparlare a vuoto, o da un cretino. Ma il corpo redazionale non può essere fermato da un cretino, come tutti i collaboratori, i diffusori i compagni che amano A e Paolo. Non voglio pensare che questa notizia sia partita dai redattori o da uno di loro. La mancanza di un comunicato chiaro della redazione sino ad adesso però è stato un errore, a lasciato senza risposte alle tante domande che i compagni facevano, a quelle ricevute dai diffusori di A da parte degli acquirenti e dalle edicole e librerie che ospitavano A. A coloro che in questi giorni si sono abbonati. Questa notizia se non smascherata avrebbe ucciso la memoria, i valori, l’anarchismo, la personalità, l’impegno di Paolo. Una morte ancor più grave. Non concepivo ero incredulo, non accettavo che Paolo, il nostro Paolo potesse aver lasciato detto una cosa simile. Il comunicato di Enrico è stato un sollievo. Paolo è un anarchico e per gli anarchici non esiste la proprietà privata, tanto meno di una rivista anarchica creata e vissuta in modo collettivo. Ho sentito nel corso degli anni diverse opinioni su A rivista, anche alcune assurde, ma tutti, la stragrande maggioranza dei compagni onesti ritengono che A sia stata utile e positiva per il movimento e la divulgazione del pensiero anarchico. E’ stata una rete fitta e intensa di rapporti, penetrante. Un centro di gravità permanente. Di analisi, una bacheca sul mondo. La sua assenza lascia un vuoto incolmabile. Per lavare questa menzogna, questo fango che sporca Paolo prima di tutto, gli anarchici tutti, il movimento e l’ideale, per levare questa sporcizia l’unico modo è che A deve continuare a vivere e ogni uno di noi deve dare, svolgere il proprio contributo, continuare a fare per A quello che già faceva e se può qualcosa in più. Lo dobbiamo fare per Paolo, per l’anarchia, per l’amore che nutriamo per Lui per la crescita della comune fratellanza. Paolo Becherini

  4. Io capisco il dolore e le buone intenzioni di Enrico, ma lancia accuse pesanti dicendo che la chiusura della Rivista non rispetta le volontà di Paolo per poi concludere che quel che ha scritto potrebbe non essere vero e in quel caso la memoria di Paolo non andrebbe rispettata.
    A me sembra che così si spanda solo merda e si aggiunga dolore a scelte difficili e, sono certo, inevitabili.

    • Enrico non è uno che parla per sentito dire, ma l’esecutore testamentario di Paolo, quindi in assoluto la persona più informata. Chi ha deciso arbitrariamente per la chiusura adducendo come motivo unicamente le volontà di Paolo è pregato di provarlo, visto che evidentemente possiede documenti che non sono a conoscenza neanche del fratello ed esecutore testamentario. Altrimenti è una paraculata sulle spalle di chi non può parlare più.
      Se ci sono altri motivi per la chiusura, se non se la sentono, se sono stanchi, lo devono dire.
      Così non va bene.

      • L’esecutore testamentario scrive testuale: “se anche mio fratello si fosse espresso a favore dell’uccisione di A, nostro dovere sarebbe stato di contraddirlo coi fatti”.
        Non aggiungo altro.

  5. Penso ci sia solo un ragionevole modo di capire e poi decidere, farlo assieme, rimettendo in collegamento tra loro noi redattori, redattrici, collaboratori, collaboratrici (una chat? una mailing list moderata? una videoconferenza?), con di fronte i documenti necessari a prender una strada, nell’ottica di continuare un progetto, sopperendo per il futuro anche alle sue evidenti debolezze. Lo dico come una di coloro che hanno spedito in redazione un articolo per il numero di ottobre, mai uscito, e che è disponibile a lavorare e sostenere, se si fa chiarezza – Francesca Palazzi Arduini.

  6. Sono d’accordo con Dada, serve un incontro chiarificatore, sia in presenza che utilizzando Skype, zoom o simili. Preparato bene, mettendo a disposizione i documenti necessari ad un dibattito costruttivo e per stabilire se altre persone sono disponibili a proseguire il cammino

  7. Mandami la tua mail perche’ ti possa inviare la lettera che ho inviato ieri alla Redazione della Rivista
    Condivido pienamente la necessita’ che vada fatta chiarezza e che siano verificati i dubbi e le contraddizioni che sono emerse e siano esperiti tutti i tentativi per garantire la continuazione della Rivista, la cui morte da quello che ho letto mi sembra molto evitabile
    Enrico Calandri

  8. Dolore su dolore. Ipocrisia imperante. Come si può addurre falsità ad una decisione presa da pochi e chissà per quale motivo… Sono amareggiata e stupita. Uccidere A è come uccidere Paolo e annientare la vita sua e di chi gli è stato vicino. Sono schifata

  9. La pubblicistica e l’editoria Anarchica sono storicamente colme di pubblicazioni. Esse hanno avuto anche cortissimi periodi di vita. I numeri unici non si contano, tanto sono numerosi. Gli esperimenti non se ne parla! Se è vero che due anarchici fanno un gruppo e che questa, in fondo, sia e sia stata la forza del movimento e della sua lunga storia, lo è a maggior ragione quando riguarda la divulgazione del pensiero, dello studio e dell’azione del movimento. All’interno delle redazioni dei giornali e delle riviste non mi risultano diritti proprietari, ma diritti sul rispetto di una linea editoriale liberamente scelta dalla redazione e sul nome della testata stessa. Quando ho letto della triste eredità che Paolo avrebbe lasciato sulle sorti di A, mi è sembrata strana. Ora ti leggo, Luigi, e riveli un’altra verità che mi pare più verosimile. Attendo l’esito di un incontro che consiglio e il chiarimento pubblico di questa vicenda. Come non avrei mai pensato che Paolo si sarebbe suicidato, non avrei mai pensato che lasciasse scritto la sua volontà di chiudere la rivista.

  10. In passato ho avuto modo di Conoscere bene Paolo, Aurora e la rivista. Pur non condividendo in toto la linea redazionale ed alcune posizioni espresse, ho sempre ritenuta necessaria l’esistenza della rivista, perché occupava una importante nicchia non raggiunta dal resto della pubblicistica anarchica.

    Ho partecipato al ricordo di Paolo, tenutosi al Torchiera, dopo la sua decisione… E vedere tanti compagni, mi aveva rincuorato e la speranza che A potesse continuare mi era parsa concreta.
    Ritengo importante ed indispensabile il ritorno della Rivista.

  11. Infamia è un termine che più si addice al cosmo comunista, che a quello anarchico.
    Inoltre, usare queste parole, rivolte per ferire tirando fuori questioni (immagino) personali: “odio inveterato o debolezza personale (da malattia, fragilità umana, ricatto, stress, vigliaccheria)”, fa capire quanto il mondo libertario, fortemente empatico e sinceramente solidale, sia in antitesi dall’uso di questo genere di linguaggio e rafforza quanto sopra.
    In aggiunta, lanciare accuse, supportate da certe testate giornalistiche, quelle sì, infami, è una porcheria che fa male a tutt.
    Ho pianto per la scelta drastica di Paolo e tutte le volte che penso a lui, mi si inumidiscono e mi si gonfiano gli occhi.
    Sono ovviamente dispiaciuto per la scelta di interrompere le pubblicazioni di A Rivista. A mio parere però, sono i/le vivi/e del gruppo di redazione, compagni e compagne anarchici ed anarchiche coloro che decidono cosa è giusto fare.
    Non la parentela. Non i tribunali.
    Lasciamo a loro, alla redazione ed alla cooperativa la decisione, se potrà partire o meno un nuovo progetto, cartaceo o online, conseguente alla Rivista.
    Mi auguro che questa polemica finisca presto e non si infili in una deriva dalla quale se ne esce sempre sconfitti, sconfitte e si offuschi il ricordo di Paolo Finzi.

  12. Ho scritto alla rivista dicendo, molto meno bene, le stesse cose…
    se poi le cose stanno così, ancora di più..
    Tutti possiamo sbatterci per aiutare un po’ di più,
    contro gli scogli del presente, sempre.

  13. Sono dispiaciuto di tutto questo, certo che un comunicato chiaro della redazione gioverebbe. Non lo trovo nè sul sito della rivista nè sulla pagina fb… possibile che queste cose si debbano sapere da Repubblica ?

  14. purtroppo ho avuto modo di conoscere la rivista da poco tempo ma mi ci sono subito affezionato – spero che si chiarisca presto ogni dubbio e che si possa proseguire in qualche modo con le pubblicazioni – non sono tante quelle che raggiungono i 50 anni di vita e non penso che Paolo volesse uccidere la sua creatura – in questo disgraziato momento non si può rinunciare ad una voce fuori dal coro e non si può zittire tutta una fascia di popolazione!
    Renato Curta.

  15. Collaboro con A/Rivista Anarchica, su invito di Paolo Finzi che si era incuriosito leggendo le mie segnalazioni di dischi anarcopunk su Rockerilla, a partire dal n. 118 aprile 1984. Da quando avevo 26 anni, oggi ne ho 63. Da allora ho anche ideato, curato e realizzato parecchie iniziative editoriali e discografiche a sostegno della rivista – una quarantina di titoli, alcuni anche fortunati come accoglienza e diffusione. Paolo per me non è stato solo il direttore della rivista su cui scrivo e per cui mi sono sbattuto, ma una persona amica sempre molto vicina alla mia famiglia. Spero di non rendermi patetico – una specie di fratello maggiore, sempre generoso d’affetto e pazienza nei miei confronti. Certo, abbiamo avuto idee differenti su questa o quest’altra cosa, ma niente per cui valesse la pena litigare davvero. La sua scelta, tre mesi fa, ha devastato me proprio come voi. Al mio malessere adesso si aggiunge lo smarrimento per queste discussioni. Trovo che potrebbe essere senz’altro utile un incontro fra i redattori e i collaboratori della rivista. Non un’occasione per litigare, ma per ascoltare, per sapere e per capire – e poi decidere.

  16. Se vogliamo vederci, magari su una piattaforma di videoconferenza leggera, occorre sentire Carlotta Pedrazzini, per inviare un invito a tutt* i/le collaborator* di A rivista (perlomeno le persone che hanno una storia redazionale, oltre che coloro che sono in ogni caso interessat* anche se non hanno scritto o hanno scritto raramente, compresi i sostenitori) – la redazione ha tutti gli indirizzi email – e vedere quanti siamo, non credete?
    Potrebbe trattarsi di una chiamata che raccolga decine e decine di persone, quindi occorre anche un criterio di moderazione, per evitare anche sermoni, conflitti, ecc. ma fare una prima verifica della situazione, e non per sentito dire ma con documentazione, dati, notizie certe. A questo punto chiedo ad Enrico Finzi di sostenere questa necessità da molt* presentata…in modo che se di andare avanti si tratta, si vada avanti con serietà, e condivisione. I media presentano Enrico come “fratello comunista” di Paolo…ma sono sicura che al di là dello stereotipo capirà che l’anarchismo italiano ora più che mai deve dimostrare di essere capace di metodo libertario. – FPA

  17. Sono d’accordo. Se anche i presenti al blog condividono la procedura, chi manda la mail a Carlotta Pedrazzini per il successivo seguito sopraindicato? Sembra anche a me che il piu’ idoneo sia Enrico Finzi, al quale pertanto richiedo di valutare quanto proposto e di far conoscere la sua determinazione
    Grazie EC

  18. Anch’io, come collaboratore di lungo corso di A, condivido come voi la necessità di un incontro che valuti la possibilità di proseguire la pubblicazione della rivista. Che sia un confronto costruttivo e che prenda in considerazione i motivi della volontà e della non volontà di proseguire. Su queste basi dialogiche mi rivolgo alla redazione, ai collaboratori più assidui della rivista e ovviamente a Enrico Finzi e ai familiari di Paolo. Dopo la disperata morte di Paolo quando ci siamo ritrovati per ricordarlo al Torchiera ho pensato e desiderato che l’esperienza di A potesse proseguire e in quella occasione tanti/e si sono espressi a favore. Aggiungo che lasciare questa vicenda in pasto ai media main stream è quanto di più dannoso ci possa essere. Il movimento anarchico e libertario non merita tale ludibrio mediatico.
    Orazio G.

  19. Buonasera Enrico, sono Antonio di Edicola 518, giovane progetto libertario di Perugia che Paolo amava molto. È stato da noi due volte e tante altre ci siamo visti in redazione a Milano, oltre a un costante contatto telefonico e numerosi nostri interventi sulla rivista. Sinceramente anche a me Paolo ha sempre detto che una delle sue urgenze era quella di costruire una successione per A e quindi sono rimasto molto stupito di fronte all’ultimo comunicato della redazione. In ogni caso non sono qui per alimentare inutili polemiche ma per dire che anche noi siamo dell’idea di disobbedire a questa volontà – vera o presunta – di Paolo e ragionare su una prosecuzione di A o quanto meno su una conclusione degna della sua storia. La mia mail è emergenze.pg@gmail.com Sentiamoci!

  20. Addolorato per la triste scomparsa di Paolo, da lettore, ex abbonato, anarchico, spero che compagni e simpatizzanti vari possano rimettere in piedi un progetto il più possibile condiviso, un progetto aperto, non necessariamente a tutte le persone con qualche utopia in testa. E mi dispiace ammetterlo ma – il mio è solo uno tra i tanti diversi punti di vista – “ultimamente” la rivista la trovavo un po’ stantia, immobile, ripetitiva, eterne idiosincrasie…
    Anche poche pagine possono offrire molto, anche pochi collaboratori, ma scelti con cura, posso stimolare una riflessione critica, e senza prendersi troppo sul serio, anche. – In libertà.
    Per quanto riguarda i dissapori interni, certo, dispiace ancora di più, non tanto perché vengono descritti sotto la luce del sole i contrasti personali che pure esistono in tutte le comunità umane, ma perché sopraggiungono alla triste notizia di Paolo, e non è certo un bel segnale. Dispiace.
    Un caro saluto.

  21. scusate, è possibile sapere quali decisioni sono state prese dai collaboratori e da quella parte della Redazione che intende proseguire in qualche modo le pubblicazioni? Ho scoperto purtroppo da poco tempo questa rivista e mi dispiacerebbe vederla morire ad un passo dal suo cinquantenario. Non credo che uno dei suoi fondatori abbia desiderato privare i suoi compagni di una voce importante nel panorama politico italiano.

  22. Ciao a tutte e tutti, siamo lettori da sempre di A. Abbiamo abbracciato l’ultima volta Paola e Aurora in Valtellina nell’aprile 2019. Siamo devastati da quanto è successo e mai avremmo pensato che Paolo potesse pensare di chiudere la rivista. Non abbiamo ipotesi ne’ possiamo formulare giudizi, speriamo che l’esperienza editoriale di A possa continuare e, noi, nel nostro piccolo, continueremo nel sostenerla. Lina&Andrea

  23. buongiorno a tutt*,
    ho chiesto a Carlotta di farmi sapere se e come la cooperativa editrice (Carlotta, Michele, Aurora…?) di A rivista è disponibile a un momento di dialogo coi collaboratori e collaboratrici di A per fare notizia dell’iter di sciolgimento della editrice, delle volontà di Paolo, della gestione del sito web (archivio essenziale!)e di altri contatti avuti per la pubblicazione di un numero di chiusura.
    Ciò a prescindere dalla questioni sollevate dagli eredi delle quali poco sappiamo e vogliamo sapere, trattandosi di relazioni familiari. Spero che Enrico Finzi vorrà sostenere questa ipotesi, poiché quello che è sicuro è che se si perde la relazione tra tutt* noi, che con la redazione e Paolo facevamo materialmente la rivista, i discorsi stanno a zero, ed anche lo spirito libertario che presuppone condivisione e trasparenza.
    Vi sono dei compagni pugliesi, Movimento13gennaio, che hanno una bella stanza su gotomeet.me che può ospitare senza limiti di tempo, potremmo chiedere loro ospitalità. Proviamo a fare una ipotesi di programma e moderazione dell’incontro assieme alla (ex?) redazione. dadaknorr@gmail.com
    Francesca Palazzi Arduini (dada)

  24. Hai centrato il problema, dobbiamo cercare di mantenere la relazione. A tal fine invio oggi di nuovo alla Redazione , all’attenzione di Carlotta, la richiesta di notizie e la proposta di dialogo, facendo riferimento alle potenzialità tecniche alle quali accenni, sul prossimo futuro di A.
    Mi sembrava logico che fosse stato Enrico Finzi a chiedere a Carlotta, raccogliendo i nostri commenti, il chiarimento e la proposta di continuazione, visto che ha attivato inizialmente la nostra iniziativa per come si è sviluppata su queste pagine ed anch’io mi auguro che voglia dare seguito alle parole che pronunciò a Milano alla cerimonia funebre di Paolo, che credo a molti di noi dettero speranza e fiducia.
    EC

  25. Buongiorno, in questa intervista del 22 luglio 2020 a Carlotta Pedrazzini sulla rete due della RSI, l’intervistata al minuto 4:50 dice che la redazione andrà avanti in direzione ostinata e contraria portando avanti un progetto che era la sua casa ed era la sua vita (di Paolo Finzi).

    https://www.rsi.ch/rete-due/programmi/cultura/diderot/Addio-a-Paolo-Finzi-riferimento-storico-del-pensiero-anarchico-13158891.html?fbclid=IwAR2rLQW5fK8UTyGuB3fwwYIMFehQd2w3MRNE-yXJYjI-gK0g0xpVKz9eV9k

  26. Non voglio fare polemica, non mi interessa.
    Ho conosciuto Paolo quando ero ragazzo e adesso ho 60 anni.
    Ci siamo visti, scritti, confrontati, abbiamo anche discusso ma sempre con grandi stima e rispetto.
    Una cosa so per certo, e la so perché l’ho sentita dalla bocca di Paolo stesso : lui riteneva che, data l’evoluzione di “A”, che l’aveva portata, da rivista di movimento che era quando nacque, a essere ora una realtà identificabile con lui, fosse giusto che “A” finisse quando fosse finito lui e che, se lo avessero desiderato, i collaboratori di sempre avrebbero potuto dare vita a un lavoro nuovo, una nuova esperienza, diversa.
    Questo io dico perché ne sono testimone per averlo sentito dire da lui, ma siccome non amo la polemica, soprattutto se fatta sulla memoria di una persona a cui ho voluto bene, non ne discuterò oltre.
    Ringrazio per l’attenzione e saluto.
    Corrado Olivotto – Aosta

  27. dobbiamo rassegnarci quindi a perdere una rivista che aveva negli anni (tanti!) acquistato autorevolezza ed era diventata punto di riferimento per il Movimento Anarchico? E che cosa resta da leggere per chi simpatizza per le posizioni espresse nei vari articoli inanellatosi nel corso del tempo? Davvero si chiude qui questa (quasi) cinquantennale esperienza?

  28. Come già proposi a Carlotta, che mi confermava la volontà della redazione e della cooperativa a continuare la pubblicazione della Rivista nel solco tracciato da Paolo, resto disponibile a contribuire sovvenzionando nei limiti delle mie possibilità le necessità finanziare affinché A possa continuare le pubblicazioni almeno fino al cinquantenario.

Lascia un commento