Ciao, Paolo

Tempo di lettura: 2 min

Avevo sospeso questo mio blog, senza annunciarlo, per un periodo di riflessione. Ma ora sento di parlarvi di un dolore privato: il suicidio di mio fratello Paolo, del quale ho seguito il drammatico percorso verso la morte per vari anni, sino alle ultime ore.

Paolo si è tolto la vita con lucida consapevolezza, esercitando – da ateo libertario qual era – il diritto di disporre della propria vita, in piena e lucida autonomia.

Era malato di depressione? Sì. Ed era in cura da un valente psichiatra, che tre anni fa gli aveva prescritto con successo alcuni farmaci, dimostratisi efficaci in tre mesi. Poche settimane fa aveva ripreso la terapia.

C’è stata una causa scatenante? Sì. La recente diagnosi di una lenta malattia per un famigliare.

È stato egoista? Sì. Ha lasciato una scia di dolore, coinvolgente famigliari e compagni anarchici.

Ma possiamo ridurre tutto ciò a disagio psichico, a singoli eventi, al porre solo sé al centro della sua decisione finale?

Gli ho parlato a lungo, su sua richiesta, anche due giorni prima della sua morte. Non ho cercato di convincerlo. Gli ho solo chiesto di dar tempo, sino a settembre, alle pasticche, alla chimica.

Non ha voluto. Aveva già scelto. Il problema non era più medico. Era esistenziale, filosofico.

Sentiva di non aver più alcuna forza, fisica e non, per proseguire. Aveva un’impressione di impotenza di fronte alle sfide – anche minute – del vivere. Avvertiva un sentimento di fallimento, che gli spiegavo falso, ma senza successo.

Al fondo, non riusciva più a sentire ‘suo’ questo mondo corrotto e iniquo. Non parlava di fallimento dell’anarchismo, anzi. Ma non si credeva più parte dell’universo attuale, che gli pareva estraneo, alieno.

Lui, che aveva dedicato la sua vita alla liberazione degli umani, non aveva più speranza. Non l’ha negata. L’ha lasciata agli altri.

Si è sentito, tristemente, a fine corsa. E ne ha preso atto: con dignità e coerenza, ha camminato per un’ora incontro a un treno, che poi veloce l’ha travolto.

Ha camminato guardando in faccia la morte, che l’ha liberato.

RIP, riposi in pace.

Con dissenso, con comprensione, con stima, con dolore, con amore

Enrico

556 commenti su “Ciao, Paolo”

      • Caro Enrico, di fronte al fatto e a questa tua lucida lucidissima analisi e conclusioni, non si può che restare ammutoliti. A voi, a tuoi nipoti in Particolare, non resta che il pesante fardello con cui guardare al futuro. che la terra gli sua lieve. Vi sono vicino e vi abbraccio.

    • Mi considerava un suo fratello anarchico. Abbiamo organizzato alcune iniziative su De André. Era talmente preso dalla passione che il viaggio se lo pagava da sé. Io gli dicevo che in un modo o nell’altro dovevo sdebitarmi e lui mi rispondeva: “Regalami prodotti calabresi”! Puntualmente glieli spedivo. Avevamo in comune l’ anarchismo umanitario di Fabrizio De André!

  1. Caro Enrico terribile ma anche comprensibile epilogo per chi ha vissuto così intensamente pensieri ed azioni. Merita il più grande rispetto. Un grande abbraccio a te
    Gpaolo e Barbara

  2. Un grande abbraccio Enrico. Non sono in grado di dare un giudizio sulla decisione di tuo fratello, che da laico, ateo quale sono,non posso non rispettare. Ti riabbraccio, con stima e affetto.
    Paolo

    • Grazie Enrico, sono Gianni dal Canada, non ci conosciamo se non attraverso quello che Paolo mi ha detto di te. Amo Paolo per tante cose, ha certamente dato molto alla vita ed ha anche avuto molto per affetto e stima da molti. Penso che ad un certo punto uno possa anche essere troppo stanco per proseguire

      • Penso che quello che hai scritto sia il più alto segno d’amore fraterno e di accettazione di una delle scelte più difficili che un uomo possa fare. Non conosco la vostra storia e per questo credo di essere obbiettivo. Un grande abbraccio.
        Gianni Cortesi.
        Telefono Amico di Venezia-Mestre

  3. Enrico, grazie. Non ci conosciamo, Paolo si ed è stato un riferimento. Le tue parole mi hanno fatto bene.
    Un caro saluto
    Claudia Pinelli

  4. Caro Enrico, quello che scrivi di Paolo lo sento, lo capisco, lo vivo. Da quarant’anni frequento tuo fratello, ci ha sempre legato un profondo rispetto e una militanza vissuta con sfumature e traiettorie diverse che negli ultimi anni si era trasformata in impegno comune e condiviso.
    Colpevolmente non avevo mai intravisto questa sua dimensione di sofferenza interiore, per me Paolo rimaneva un modello di efficienza, coerenza e forza morale.
    Abbiamo circa la stessa età e, forse inevitabilmente, per scelte personali e di vita siamo stati costretti a convivere col disagio psichico nostro o dei nostri cari, con il degrado dei corpi e ad accettare con sofferenza e fatica, ogni mattina, di essere vivi, qui, in questo luogo feroce.
    Lo capisco, ti dico, ma mi fa incazzare che abbia scelto di prendere quel treno e lasciarci, così, più soli, più fragili, davanti a un vuoto che attira.
    Mi mancherà Paolo, tanto.

  5. Grazie, Enrico per queste tue parole. Frequento Paolo da molti decenni. È un grande dolore. Se permetti un fraterno abbraccio a te. Claudio Neri

  6. Grazie di cuore per avere risposto alle domande che mi attanagliano da quando ho saputo. Non le avrei fatte a nessuno, per pudore, per rispetto e perché due donne a me molto care, hanno fatto la stessa scelta di Paolo e mi sono abituata a capire senza chiedere.
    Però continuavo a pensarci e adesso, finalmente, sono libera di pensare solo a chi è stato Paolo per noi anarchiche ed anarchici, ai ricordi belli che ho di lui ; non tanti ma pieni di ammirazione e di ringraziamento, perché pochi possono parlarmi senza incontrare le mie barricate: con lui non le dovevo alzare.
    Ti abbraccio affettuosamente anche se non ci conosciamo, so che sono giorni difficili e pieni di domande. Confido nei compagni che sapranno esserti vicini

  7. Enrico ciao, ci siamo visti una volta soltanto credo. Paolo è importante per me, l’ho incontrato prima tramite la A/Rivista Anarchica e poi di persona quando avevo neanche vent’anni – adesso sono in pensione, pensa te. Paolo è un amico importante: anch’io nel tempo mi sono ritrovato ad attraversare posti dove tutto è nero, eppure è stato capace di trovare per me tempo ed attenzione. Spesso i suoi suggerimenti mi hanno fatto pensare e addirittura cambiare idea. Ricordo le telefonate prima delle otto appena arrivavo al lavoro solo così per sentirsi, ricordo il suo abbraccio, ricordo i fiori che ha mandato al matrimonio. Ci siamo sentiti solo qualche giorno fa, e mi disorienta leggere di lui e ritrovarmi a pensare a lui al passato.

  8. Ciao Enrico, non ci conosciamo. Almeno di persona, Cosi come non conoscevo tuo fratello Paolo, con il quale ho, tuttavia, sempre condiviso una grande passione per la Bovisa, mio luogo di origine. Anche io avevo, ergo ho, un fratello – Giovanni- che, con lucida determinazione, scelse di camminare verso un treno in arrivo. Anche lui stanco di vivere, incapace di ascoltare la mia preghiera di rimanermi compagno di vita, nella vita. Ebbene, ti ringrazio, per queste tue parole. Raccontano, almeno lo hanno fatto a me, lo smarrimento, la rabbia, il senso di impotenza, l’amore fraterno che ci racconta la nostra origine e che vorremmo ci tenesse – sempre – mano nella mano.
    Non so se questo mio pensiero possa in qualche modo alleviare il tuo dolore. Non credo, Vorrei solo dirti che il tuo atto di coraggio, quello di rendere pubblico un dolore privato, mi ha regalato un passaggio di autentica commozione, generando in me un moto di sincera gratitudine al tuo sentire. Luca

  9. Caro Enrico so cosa significa il suicidio di una persona amata. Ti abbraccio e ti sono molto vicina, anche se non ci vediamo da tempo immemore.
    Piera Mammini

  10. Ti ringrazio per quanto hai scritto. Sono Clara del Germinal di Trieste. Paolo aveva una grande simpatia per il nostro gruppo e molte volte era venuto a parlare da noi. La prima volta nel 1980 con Valpreda, l’ultima per la 43 presentazione de “non ci sono poteri buoni”. Ero andata a prenderlo in stazione e… quante chiacchiere arretrate… Se hai il suo cellulare, vedrai i nostri ultimi whattsup e capirai la profondità della nostra amicizia a distanza. Sono però arrabbiata con lui perché adesso siamo molto molto più soli.
    Clara Germani

  11. Ciao Enrico,
    Paolo per me era un amico, un uomo di libertà e di pensiero.
    Non trovo le parole per esprimere il dolore che in questo momento provo pensando alla sua scomparsa, alla lucida consapevolezza nel mettere fine alla sua vita lontano da tutti.
    Quando si muore, si muore soli diceva Fabrizio De André, suo amico e nostro.
    Non riesco a non pensare al vostro dolore, quello di Aurora, di Alba, Elio, tuo, dei familiari tutti, dei compagni anarchici, degli amici anche di diverso pensiero e dei piccoli ancora ignari di questa tragedia.
    Ieri sera non riuscendo a prendere sonno ho riletto anni ed anni di mail che ci siamo scambiati…non sono riuscita a trattenere le lacrime, a non provare rabbia per non avergli potuto dire che anche nei momenti più bui della vita c’è sempre un pò di luce e che a questa si deve guardare…ma forse per lui non era più, così sebbene il suo sorriso spesso minimizzasse ciò che veramente lo annientava dentro.
    Me lo confermano le tue parole…
    Spero davvero che ora sia libero…non so dove ma certo in un posto migliore di questo.
    Gli volevo bene…lui ne voleva a me e ieri sera ho ritrovato questo nostro rapporto di stima reciproca e sincerità tra le righe della nostra corrispondenza.
    Mi manca, mi mancherà tanto, lui ebreo, io genovese…ci prendevamo in giro sulle nostre origini…con tanto affetto e grande rispetto.
    Ti abbraccio e con te tutti i suoi cari e se vorrai e vorrete venirmi a trovare in Via del Campo, dove spesso ho avuto il privilegio di averlo con me, sarà per me un grande onore, sempre.
    E adesso aspetterò domani per avere nostalgia…signora libertà, signorina Anarchia.
    Ciao Paolo
    Laura

  12. Ti ringrazio per quanto hai scritto. Sono Clara del Germinal di Trieste. Paolo aveva una grande simpatia per il nostro gruppo e molte volte era venuto a parlare da noi. La prima volta nel 1980 con Valpreda, l’ultima per la 43 presentazione de “non ci sono poteri buoni”. Ero andata a prenderlo in stazione e… quante chiacchiere arretrate… Se hai il suo cellulare, vedrai i nostri ultimi whattsup e capirai la profondità della nostra amicizia a distanza. Sono peró arrabbiata con lui perché ci lascia molto molto più soli.

  13. Grazie Enrico, tu e io non ci conosciamo, viceversa con paolo io e altri abbiamo percorso tratti di strada insieme a Paolo. Le tue parole sono sinora le uniche, così sensate, intelligenti e dense di empatia amorosa, che muovano le mie dita e mi permettano di farmi viva per augurare tutto il coraggio e la forza necessari a voi che rimanete… ad Alba conosciuta da piccoletta e oggi donna adulta, ad Aurora, a Elio, agli amici e i compagni di impegno e di lotte e a te, che insieme a loro porterai un dolore più difficile di altri da masticare e digerire. Giovanna Panigadi Reggio Emilia

  14. Leggendo il tuo scritto riesco a comprendere ed essere meno ‘arrabbiata’ per il suo gesto dettato da una lucidità che lo ha dilaniato in questo ultimo percorso di vita che non era più la sua.
    Ci mancherà molto, ma ora so che è stata la logica conclusione di una vita spesa.per la libertà.

  15. Caro Enrico, ho conosciuto Paolo quasi cinquant’anni fa, da quando veniva a Empoli alle riunione degli Anarchici Toscani nei primi anni ’70. Nel corso degli anni ci siamo incontrati tante volte alle iniziative del movimento. Ci sentivamo per telefono, ultimamente era stato a Empoli a presentare il libro su De André. Giorni fa mi ha chiamato in modo scherzoso come di solito faceva e mi ha detto: Ho! Toscanaccio! Devo essere rincoglionito. Ed io: perché ? Sto scrivendo bene del tuo libro. Aveva sempre pronta una battuta, agiva in modo solare nascondendo così il suo stato interiore, mi aveva parlato della sua depressione , ma la sua condotta non permetteva di comprendere la sua reale situazione. Ciò nonostante, da quando la depressione l’aveva morso si percepiva che qualcosa non andava, non era il Paolo che conoscevo. Caro Enrico ho apprezzato quello che hai scritto pubblicamente, le tue considerazioni. Dici Paolo “ha scelto” di andare incontro alla morte, ma permettimi di dire in punta di piedi che non l’ha fatto liberamente. Solo chi ha provato la depressione, quella tremenda, può capire che non c’è libertà se c’è la depressione. Non ci sono analisi, congetture, ipotesi per dire che chi agisce e pensa sotto l’effetto del male del secolo sia libero di decidere o abbia la possibilità di mettere a fuoco la situazione. Chi ne soffre entra in un altra dimensione irreale, oscura, dove sensazioni e emozioni sono dolorose e indescrivibili come in un modo magico , malefico. Non sei più tu. E’ la malattia che ti guida che ti trascina oltre ogni possibilità e immaginazione. La sua dipartita, il suo gesto mi crea un dolore e un vuoto immenso, mi chiude la gola. Un senso di colpa per non aver compreso fino in fondo il suo stato di sofferenza e non aver potuto far niente per alleviarlo. Ma farò tesoro del suo esempio, della sua condotta mai sopra le righe, amabile e gentile, affettuosa e disponibile. Della sua generosità piena di empatia. Dei momenti belli passati insieme, del suo insegnamento. Porgi per me e per tutti i compagni di Empoli un abbraccio a Aurora, ai suoi figli, ai nipoti, a tutti i suoi cari e ai compagni vicini. Le nostre condoglianze a tutti voi. Verrò al suo funerale per dare l’ultimo saluto e portare un fiore al ribelle caduto che tanto si è speso per la causa comune. La nostra presenza sarà la promessa della continuazione dell’impegno comune con Paolo. Questo è sicuro! Per Lui e per la libertà. Per un mondo più giusto, per una fratellanza umana dove ci sarà meno lusso ma molto più amore e molto, molto meno dolore. Come quel dolore che ha portato via il nostro Paolo. Con affetto.

  16. Ho conosciuto Paolo nella sede di Rivista A circa venticinque anni fa durante un mio viaggio in Italia… Un forte abbraccio a te, alla famiglia e ai compagni di Paolo… Achille Kalamaras

  17. Grazie per questo tuo intervento, Enrico. A dicembre avevo incontrato Paolo dopo tanto tempo. Mi ha parlato del suicidio e mi ha chiesto se ci avessi mai pensato. Gli ho risposto che si, certo, ma mai fino al punto di metterlo in atto. È rimasto sorpreso, perché lui ci pensava continuamente. Gli ho parlato del suicidio di mia sorella, un anno fa ‘, del rispetto per la sua decisione, ma anche del dolore infinito che si è lasciato dietro. Ci eravamo risentiti, sembrava stesse bene, poi un giorno mi ha detto che stava malissimo. Era marzo. Non lo ho più sentito. La morte di Paolo mi ha procurato un dolore indicibile, ha riaperto ferite che in realtà non si erano mai chiuse. Ma nessuno poteva salvare né lui né mia sorella.
    Un abbraccio
    Sandra

  18. Grazie Enrico. Noi non ci conosciamo, ma ti scrivo queste poche righe perché le cose che hai scritto, oltre ad avermi molto colpito, mi hanno chiarito tante cose rispetto a quello che è successo. Dalla tua testimonianza traspare che le ragioni di fondo della scelta di Paolo siano molto più profonde ed irrimediabilmente esistenziali, del senso della vita intendo, di quel che può essere interpretato come un mero disagio psichico. La cosa ai miei occhi rende ancora più elevato e potente, nel senso di forza psichica, Paolo. In molte cose che lui ha espresso con te mi riconosco in pieno. A differenza però non vivo questo disagio nei confronti del mondo come un fallimento, ma come uno stimolo per un’innovazione di lettura del pensare e dell’agire. Non sto a dilungarmi, non è questo il posto per farlo. Sono da anni un collaboratore di A rivista anarchica e conoscevo Paolo stimandolo e amandolo sommamente per le sue tante qualità. Ti ringrazio per ciò che ci hai offerto.

  19. Grazie Enrico, non conoscevo personalmente Paolo, anche perché il mio approdo all’anarchia è relativamente recente e quando vivevo a Milano facevo politica da cane sciolto, salvo essermi impegnato in prima persona nel Coordinamento dei Comitati contro la repressione, dando la firma, senza esercitare alcun controllo, al suo Bollettino, nella cui redazione lavoravo.
    Le tue parole sono un grande regalo a tutte/tutti noi che non potevamo capire il perché del suo gesto.
    Un abbraccio solidale, Alfredo Simone

  20. Ciao Enrico, noi non ci conosciamo, ma conoscevo Paolo da tempo immemore: fratellanza anarchica e amicizia ci univano, anche se, per forza di cose ( lui milanese e io anconetana), ci siamo incontrati sporadicamente.
    Mancano le parole… Ti giungano le mie più sentite condoglianze da trasmettere ad Aurora, Alba, Elio, i nipotini, gli altri familiari e compagni più cari.
    Un fiore rosso per Paolo.

    Liuba Casaccia

  21. Nel mio ricordo rimane Paolino, bambino come me al Forte, a Pisa sulla Torre, a spiaggia, alla Steineriana. Il dolore mi trafigge adesso potente, ma rispetto in pieno le sue scelte.

  22. Ciao Enrico, le tue parole sono belle e giuste, grazie. Lo zio aveva una gran forza. L’ho sempre stimato molto. Questa forza lo ha spinto sui binari del treno. Il dolore è intenso, e per sempre nei nostri cuori rimarrà…

    con affetto, Libera FAILLA

  23. Ciao Enrico non ci conosciamo ma volevo farti pervenire le mie condoglianze per Paolo .
    Non ti nascondo che la prima reazione che ho avuto, alla notizia della scomparsa di Paolo ,è stata del tutto egoistica pensando “Perché ci hai lasciato ? Perché ci hai privato della tua intelligenza ,della tua cultura ,della tua affabulazione ? E sopra tutto ci hai privato dell’arte che forse esercitavi più di tutte l’arte del dubbio ” .In Paolo ho intravisto fortemente questa dote poco praticata nel nostro movimento .
    Ci siamo incontrati poche volte nella nostra vita ;l’ultima meno di un anno fa per una sua conferenza ad Imola ,alla fine lo accompagnai in stazione e parlammo più di un ora praticamente di tutto ;mi rimane questo bel ricordo di lui .
    Spero che tutti coloro che lo hanno conosciuto possano portare un piccola parte di Paolo dentro di loro :questo sarebbe un modo per averlo ancora con noi .Questo si che sarebbe un bel contagio .
    Riccardo Fabbricat

  24. Caro Enrico, con grande chiarezza, verità ed essenzialità ci hai raccontato della morte di tuo fratello Paolo, una prova d’amore, che nel rispetto di tuo fratello, potevi solo farlo mettendoti in ascolto pieno e l’hai fatto da uomo giusto.
    Riposa in Pace Paolo

  25. Caro Enrico,
    ti abbraccio per il coraggio dolente con cui ci hai raccontato i perché, a noi ignoti, di una decisione che va comunque rispettata perché suprema scelta di libertá personale. La morte cancella vita e sofferenze, anche se, purtroppo, si abbatte come una mazza su chi resta. Ad essi va tutta la mia solidarietá e affetto. Conoscevo Paolo da tanti anni per la comune militanza anche se non avevo intimato particolarmente con lui, forse dovuto alle mie lunghe permanenze in Spagna e al suo carattere schivo e riservato. Ricordo di averlo salutato un paio di anni fá a Firenze alla Vetrina Anarchica e per avermi successivante richiesto copia della pubblicazione delle mie memorie. Ma il ricordo di vicinanza e fratellanza rimarrá sempre in me perché attraverso il ricordo di chi resta l´indiduo continua a vivere in qualche moto. Un abbraccio fraterno.
    Giampaolo

  26. Sincere condoglianze, noi non ci conosciamo e non conoscevo Paolo, ma conosco quello che ha fatto per gli altri e questo conta più di ogni altra considerazione. Spero solo che abbia trovato la pace che cercava. Buon viaggio Paolo.

  27. caro Enrico, e cari compagni e compagne che grazie a questo post stanno qui a leggere ed a soffrire assieme…
    sono Francesca detta “dada”, amica di Paolo e collaboratrice di A da circa 30 anni. Quando ho saputo della morte di Paolo ho pensato che il fatto che sia accaduto dopo il numero 445 di A, che copre tutto il periodo estivo, fosse un messaggio di chiusura, e ho sperato (preteso) che avesse lasciato qualcosa di scritto per tutt* noi.
    Se come mi pare di capire non vi sono volontà scritte di Paolo, posso solo accettare, leggendo il tuo scritto, Enrico, che veramente per Paolo questo sia stato un momento profondamente personale di capitolazione di fronte ai troppi problemi, giganteschi, pesanti.
    Altre due cose mi vengono in mente, quando scrivi del fatto che Paolo si sentisse ormai “alieno” all’universo anarchico: la prima è l’incredulità, di fronte alla vivacità della rivista che coordinava e stimolava. La seconda la conferma che, in un momento di crisi sociale e politica (forse anche “morale”) profonda, le persone idealiste come Paolo sono in pericolo, perché i loro ideali e desideri per il futuro e per se stessi si scollano dalla realtà tragicamente (sapete bene cosa accade durante le guerre filosofi, artisti, e libertari e questo che lo si voglia o no è un nuovo periodo di guerre).
    Scollamento dalla realtà dei compagni e compagne anarchici, della quale Paolo tentava di domare i capricci per far sopravvivere “A” come progetto accogliente e “globale”. Come ho scritto su Rimarchevole blog, quello di Paolo era essenzialmente un lavoro “di cura”, spesso non riconosciuto, verso A rivista e quindi tutti noi.
    Il messaggio implicito che ci lascia col gesto silente e definitivo, se non ve ne sono altri, è che la realtà personale è irriducibile agli ideali, ma che anche la realtà personale è politica.
    Un messaggio per tutt*, a considerare la realtà personale e materiale di tutt* non come semplice oggetto di dissertazioni ideologiche e base di protagonismi (anche a proposito dell’uso dei farmaci, ad esempio, spesso visto con senso di colpa da noi anarchici perché non aderente alla nostre utopie) ma come contraddizione vivente su cui intervenire con la buona volontà e anche la capacità di accettare l’esistente e le sue contraddizioni, facendola finita con le astrazioni iperboliche, forse rinfocolando dell’anarchismo una dimensione discorsiva, articolata, terrena e pratica che spesso “A” voleva raccontare nelle sue pagine su progetti, comunità libertarie.
    Penso che se avessi saputo da Paolo che era in cura (spesso mi aveva parlato di suoi problemi di salute ma mai di questo suo problema profondo), avrei potuto offrirgli una spalla, invitarlo, invece di recente abbiam parlato e bisticciato solo di ‘anarchismo’ e covid … se avessi saputo, se avessi… inutile dire il senso di impotenza, il disorientamento, la certezza di volermi prendere la responsabilità simbolica di quanto accaduto nel senso di capire profondamente il dolore di Paolo e volerlo lenire con ogni mezzo necessario, perché Paolo sarà sempre con noi e noi stessi, nella compresenza.
    Un abbraccio a tutt*.

  28. Grazie per aver tentato di spiegarci l’incomprensibile, illuminandoci un po’. Ho pochi ma molto intensi ricordi di Paolo, tra cui la presentazione di un suo libro a Verona e l’essere stato qualche volta sulle pagine di A per sua bontà

  29. Prendevo il pacco di (A) e lo portavo in sede e da Nino, alla storica libreria del teatro dove veniva messa al centro della vetrina in bella vista. La diffusione della nostra stampa per noi reggiani era importante e non si stava troppo a discernere quale fosse quella più vicina alle nostre posizioni. Poi ci sentivamo e ti facevo il bollettino postale. Questo gruppo di operai della FAI ti stimava molto e quando si decideva di chiamarti al tavolo dei relatori non c’erano dubbi o dissensi. Finzi era una piacevole certezza. Pensa che sei riuscito a farmi scrivere di te, dopo oltre vent’anni dal mio ritiro dalla militanza. Ritiro deciso per evitare il contagio della tristezza di cui ero portatore insano in quel brutto periodo della mia vita. Non volevo danneggiare la vita di un circolo da sempre pieno di attività e di passioni positive come il nostro. Non volevo contagiare i giovani entusiasti delle loro scelte che, a cicli costanti, si avvicinavano all’anarchia. Ti piacevano le nostre iniziative e il nostro modo goliardico di sfotterci e di sfottere chi ci trovava difettosi. Da noi si discuteva, si l’ottava, si mangiava e si rideva. Ancora oggi i compagni portano avanti questo metodo con un grande impegno. Un impegno che ti riconoscevamo. Un impegno che non esclude il dubbio perché la.libertà si disseta alla fonte del dubbio. E tu ce lo insegnavi col tuo modo di esporre le tue analisi. Sono sorpreso della tua decisione di lasciarci. Pensavo che saresti diventato uno di quegli anarchici centenari sempre in giro per conferenze ed iniziative di studio e riflessione. Cmq, sarai sempre “uno di quelli di (A)” come vi chiamavamo noi operaiacci quando decidevamo di invitarvi da noi…….Ovviamente, pensando e scandendo il nome di “Finzi”. Tutti d’accordo? E come si poteva essere contrari al piacere di averti fra noi! Con quella tua eleganza e quella finezza ci smussavi gli angoli e arrotondavi in positivo le nostre amate idee. Beh ora stappo un lambruschino e brindo all’anarchia! Un abbraccio ad Aurora e a.. tutti voi.

  30. Ciao Paolo, ormai sono quasi 50 anni che ci conosciamo, che frequentavo casa tua quando nel fine settimana venivi a Torrevilla di Monticello Brianza. Ho conosciuto la compagna della tua vita Aurora i tuoi figli Elio e Alba. Mi sono sempre sentito a mio agio, sei stato un punto di riferimento x me e x i compagni della Brianza. Ogni tanto avevamo occasione di vederci atipo quando avevamo organizzato forse nel lontanon83′ o 84′ una settimana dedicata all antimilitarismo ed eri venuto con Franco PASELLO, poi divenuto mio grande amico. I convegni Venezia 84′,splendido,Ancona x ricordare con l’inaugurazione di una piazza il nostro amato maestro E Malatesta, a Forlì convegno antimilitarismo, ecc. La tua disponibilità la tua gran voglia di portare avanti il progetto di A rivista anarchica, la tua voglia di vivere, la tua franchezza, la voglia di dialogare con noi un po’ più giovani. Sento già la tua mancanza, ci hai lasciato un vuoto tremendo difficile da colmare. Ciao Paolo da Tiziano Viganò

  31. Ciao Paolo, ormai sono quasi 50 anni che ci conosciamo, che frequentavo casa tua quando nel fine settimana venivi a Torrevilla di Monticello Brianza. Ho conosciuto la compagna della tua vita Aurora i tuoi figli Elio e Alba. Mi sono sempre sentito a mio agio, sei stato un punto di riferimento x me e x i compagni della Brianza. Ogni tanto avevamo occasione di vederci atipo quando avevamo organizzato forse nel lontanon83′ o 84′ una settimana dedicata all antimilitarismo ed eri venuto con Franco PASELLO, poi divenuto mio grande amico. I convegni Venezia 84′,splendido,Ancona x ricordare con l’inaugurazione di una piazza il nostro amato maestro E Malatesta, a Forlì convegno antimilitarismo, ecc. La tua disponibilità la tua gran voglia di portare avanti il progetto di A rivista anarchica, la tua voglia di vivere, la tua franchezza, la voglia di dialogare con noi un po’ più giovani. Sento già la tua mancanza, ci hai lasciato un vuoto tremendo difficile da colmare. Ciao Paolo da Tiziano Viganò

  32. Caro Enrico, abbiamo avuto modo negli anni di conoscere meglio Paolo e di diventargli amici godendo fino da subito della sua capacità comunicativa, ironica e inclusiva, sia a casa di amici insieme alla cara Aurora, oltre che nelle iniziative che ci ha regalato tante volte durante le Vetrine dell’editoria anarchica a Firenze.Grande dolore, grande sgomento, grande perdita e grande fatica dover accettare, ma comunque grazie Paolo per tutto. E grazie a te Enrico per averci permesso di capire di più. Nicola e Anna Grifoni

  33. L’ho conosciuto mesi fa a Mantova, in occasione di una bellissima serata al centro sociale La Boje, dedicata al pensiero politico di De Andre.
    Abbiamo anche scambiato due parole, mi ha dato l’impressione di un uomo molto accogliente e modesto.
    Conosco la rivista A da “millenni”, ho apprezzato sempre la sua linea che, a differenza di altre pubblicazioni anarchiche simil ottocentesche, ho trovato sempre più al passo con i tempi. Quindi mi ha fatto molto piacere conoscerne il “motore umano pulsante”.
    E mi ha colpito molto questa sua decisione finale. Anche se, nello sconforto, la trovò una scelta sacrosanta di un uomo libero.
    Un abbraccio al fratello per queste splendide parole

  34. ci siamo conosciuti in nome di De André e abbiamo spesso presentato insieme i nostri lavori, discutendo amabilmente di tutto e di più. mai avrei immaginato che soffrisse del male oscuro, tanto mi sembrava innamorato della vita e delle sfide che questa ci porta. Rosy ed io siamo ancora sconvolti e amareggiati. un pensiero affettuoso a coloro che lo piangono insieme a noi.

  35. Caro Enrico, grazie per queste tue parole illuminanti pur nel dolore grandissimo, che inevitabilmente è la scia di questa vicenda e che purtroppo avrà tempi lunghi, faticosi e difficili. Voglio ricordare Paolo con le parole che mi ha scritto lo scorso anno durante uno scambio di opinioni in un contesto non troppo piacevole, come ogni fiore di cactus all’improvviso è apparsa la meraviglia di questa affermazione: “sono stato una specie di zio premuroso per te” (che adolescente già ci leggevi), ebbene sì, la cura e la tenacia che ha avuto nel trattare anche con persone quasi estranee, non “anarchici certificati” (da chi, poi) o giovanissimi liberi e sciolti, era esemplare. Così come la difesa dell’umanità negli aspetti di tenerezza: “si può diventare anarchici anche innamorandosi… come capitò a me”, a proposito di certe prese di posizioni moralisticheggianti dei duri e puri. C’è un aspetto importantissimo di cui non si parlerà mai abbastanza: la nascita e la crescita (o l’involuzione in alcuni casi) di tutte le relazioni che sono state imbastite grazie a lui, infatti una rivista come A è stata anche un modo efficace per creare contatti, rimanere in contatto, avere l’opportunità di incontrarsi e di progettare insieme, o di confrontarsi con franchezza. E’ indubbio per me che una rivista debba servire anche e prevalentemente a questo e Paolo è stato il “responsabile” non soltanto editoriale, ma di una serie interminabile di eventi politici e culturali, conoscenze, amicizie e amori e credo anche bambini fra i compagni. Perciò esprimo immensa gratitudine e lo abbraccio anche se avrei preferito incontrarlo di nuovo in una iniziativa mentre mi diceva qualcosa di divertente come: “salve, sono il tuo editore!”. Un abbraccio anche da Andrea Trerè, qui siamo in tanti che piangiamo ancora increduli. Ma sarai sempre con noi. Questo è poco ma è sicuro. Condoglianze per tutti voi con immenso affetto.

  36. Caro Enrico, quanto hai scritto racconta del drammatico percorso di Paolo e tuo con lui, di cui non sapevo niente. Col cuore di pietra mi unisco al vostro dolore, amici di sempre, e penso in particolare all’impegno che dovranno affrontare Elio e Alba.

  37. Caro Enrico, di fronte al fatto e a questa tua lucida lucidissima analisi e conclusioni, non si può che restare ammutoliti. A voi, a tuoi nipoti in Particolare, non resta che il pesante fardello con cui guardare al futuro. che la terra gli sua lieve. Vi sono vicino e vi abbraccio.

  38. Sono profondamente addolorato. Solo dieci giorni prima della sua morte ci eravamo scambiati delle mail. Aveva detto che sarebbe venuto ‘volentieri’ ad un incontro che stavo organizzando. Invece… Una persona squisita. La terra gli sia lieve, un abbraccio.

  39. Paolo era uno dei primi anarchici che ho conosciuto nell’Italia degli anni 70.
    Ho visto uno compagno già come persona un tipo eccezionale, sempre disponibile anche per cose che in realtà non gli riguardavano…aggiungo il mio cordoglio con pieno cuore e i occhi bagnati
    in qualche modo mi sento colpevole..

  40. Gent.mo Enrico, difficilmente ho sentito tanta vita in parole che narrano di una morte.
    Parole che raccontano di una vita pulsante e vera in tutte le sue sfumature.
    Parole che rammentano di come l’amore per qualcuno può essere tale solo se si accompagna al rispetto.
    Forse anche tutto questo alimenta la speranza.
    Grazie a te e a Paolo .
    Patrizia

  41. Possibile che ci siano tanti sciacalli in giro da non rispettare nemmeno dolori come questo, mi riferisco allo SPAM COMMERCIALE bieco e turpe che stanno mettendo in questo blog. Vergognatevi! Un abbraccio ai familiari.

  42. Thank you a bunch for sharing this with all folks you really realize what
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    Please also discuss with my website =). We could have a hyperlink trade
    agreement among us

  43. (dall’estero) ormai molti anni fa e quanto ricercatore avevo incontrato tuo scomparso fratello, a Milano. Credo opportuno ricordare cio che segue. Generalemente scriveva sotto proprio nome pero talvolta si è costretto, nella stampa militante, di far uso di pseudonimo. Mi aveva detto di far uso in questi casi di quello Paolo Levi : la ragione essendo che, Finzi essendo noto comme nome di origine ebraica, intendeva non essere sospettato di essere provando di nascondere (!) qualchessia…
    Sinceramente

  44. First off I want to say awesome blog! I had a quick question which I’d like to ask if you don’t mind.

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    Many thanks!

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