Una tenera aggressività

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Non gode di ottima stampa, anche presso chi cerca di risintonizzarsi, salvo che presso i gruppi che teorizzano la violenza come levatrice della storia.

In generale, dire che una persona è aggressiva significa affermare che è connotata da atteggiamenti e comportamenti di attacco e minaccia, bellicosi e irrispettosi degli altri, finalizzati a ferirli in senso fisico o morale o psicologico: in sostanza, aggressività è ritenuta sinonimo di cattiveria e talora di ferocia, di incontinenza e d’impetuosità, di prepotenza, di volontà di prevaricare.

Eppure tutti noi umani abbiamo pulsioni aggressive, talvolta omicide: non riconoscerle, negarle, schiacciarle è più pericoloso – per noi e per gli altri – che averle.

L’idea che le donne e gli uomini siano buoni per natura è un falso e una pericolosa illusione. Il problema è convivere con la violenza che ci abita, esserne consapevoli, gestirla, usarla creativamente, a volte farla emergere per difenderci o affermarci: sapendo che anche coloro con cui interagiamo sono come noi, per poter concordare modalità civili per utilizzarla utilmente, senza danni per la convivenza.

Un poeta indiano, Tagore, auspicava “una tenera leggera violenza” come strumento di convivenza conflittuale.

Immagine tratta dal web

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