Suicidio e speranza

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Il suicidio di mio fratello Paolo, militante anarchico da oltre 50 anni, pone – tra l’altro – la questione del (presunto) tradimento dell’impegno a lavorare per la radicale trasformazione della società e della cultura, moltiplicando l’auto-organizzazione dal basso.

Chi si uccide, pensano alcuni, abbandona il terreno della lotta e – con esso – le compagne e i compagni d’una vita o recenti.

Di più: per altri chi si dà la morte, perdendo la speranza, lascia pensare che il movimento libertario sia perdente, sia stato sconfitto dalla storia.

Non è così. Ho discusso a lungo con Paolo del significato per gli altri, i restanti, della sua scelta, libera e personalissima. Cerco, dunque, di spiegare il suo punto di vista.

La mia opzione, diceva Paolo, “non vuole essere esemplare, vale solo – soffertamente – per me”. E spiegava: “sono solo io che non ce la faccio più, sono malato e stanco, non riesco più a vivere”.

Si sentiva come un fante portabandiera, che cade a terra: “se non riesce a rialzarsi, un altro prenderà il vessillo e lo alzerà di nuovo”. La battaglia continua, “molte compagne e compagni proseguiranno la lotta”.

“Nessuno è indispensabile, tutti siamo utili”, aggiungeva. Lo prendevo in giro per la metafora militare e replicavo: ma tu lascerai un vuoto. “Lo so e mi rattrista, ma noi siamo un movimento di pari, senza un vertice, senza una gerarchia: andremo avanti in ogni caso, come da 200 anni e più”.

E la speranza? “Io l’ho persa ma essa vivrà senza di me. Io ho fatto quel che ho potuto” rivendicava con orgoglio. “Ora toccherà, come prima, anche agli altri, con quella forza che io – io solo – non ho più”.

Ragionavamo sull’importanza dello sperare per cambiare il mondo. Paolo diceva: “so che tante e tanti quella speranza la coltiveranno”.

È questa, concordavamo, “la potenza dell’utopia, dell’immaginare e del cominciare a realizzare – qui e ora, senza deleghe e rappresentanti – il mondo nuovo che sovvertirà il vecchio, iniquo, marcio, suicida”.

Mio fratello continuava a credere nel pensiero e nell’azione anarchica: “questo brulichio di donne e di uomini capaci di pensare, indignarsi, sperimentare e insieme produrre futuro, sempre in direzione ostinata e contraria”. E citava De André.

Ai suoi funerali so che vorrebbe un clima di festa e non solo di dolore. Si riferiva anche alla nostra tradizione di famiglia: seppellire piangendo un defunto e poi fare una grande mangiata, tutti uniti. Perché la vita continua e con essa la lotta, che non deve essere solo dolore e rabbia ma gioia e speranza.

In questo senso, Paolo – il compagno Paolo – sorriderebbe lievemente ironico, come ben sa chi l’ha conosciuto.

Dunque, piangiamo, tutti noi che l’abbiamo amato, e ridiamo. I libertari rialzano la sua bandiera. Solo così lo onorano davvero.

19 commenti su “Suicidio e speranza”

    • Ciao Enrico avevo notato la sospensione delle tue sempre interessanti riflessioni e perdonerai se distratto non ho dato importanza alla prima rivelazione del drammatico evento Accogli la mia fraterna vicinanza e il plauso per la valorizzazione della speranza come hai saputo trasmettere in questo ultimo post che come sempre, sa prospettare in positivo la visione degli eventi e l’impegno a cui ci dobbiamo attrezzare con laica determinazione Ciao

  1. ” Lei è all’orizzonte. Mi avvicino di due passi, lei si allontana di due passi. Cammino per dieci passi e l’orizzonte si sposta di dieci passi più in là. Per quanto io cammini, non la raggiungero’ mai.
    A cosa serve l’utopia?
    Serve proprio a questo: a camminare. ”

    Eduardo Galeano

    Credo che Paolo, il compagno Paolo, che non ho avuto la fortuna di conoscere, non abbia smesso di camminare.
    Continueremo a sentire i suoi passi nei nostri cuori, nelle nostre menti.

  2. Caro Enrico,

    ero un amico e compagno di Paolo, anche se a distanza, perche’ abito all’estero. Avevo corrisposto con lui qualche settimana fa, avevamo fatto insieme programmi editoriali. Adesso mi angustia il pensiero di non avere nemmeno immaginato quello che accadeva dentro di lui. Le tue parole, cosi’ semplici e sincere, mi hanno fatto capire qualcosa e dato un po’ di sollievo. Grazie, un abbraccio.

  3. Posso avere incontrato Paolo a Rio Saliceto, nel reggiano, anni fa, a un convegno anarchico. Mi avevano invitato per una comunicazione su anarchismo e nonviolenza. Solo poi ho saputo essere figlio di Matilde Bassani, donna straordinaria. Per lei avevo grande ammirazione, anche se il contatto era stato solo telefonico e non ho dato seguito alla volontà di incontrarla personalmente. Grazie molte Enrico delle cose dette. Aiutano a continuare in ciò che era giusto. Come ci ha raccomandato Alex Langer, lasciandoci in modo non troppo diverso 25 anni fa.

  4. Non sono mai pronta alla morte.
    Poi chi se ne va mi lascia sempre interdetta alla vita, come se ci fosse stata una possibilità mancata, un gesto irrisolto, un saluto strozzato.
    La tua assenza, Paolo, resterà presenza.

  5. Caro Enrico
    ti ringrazio molto delle tue parole che confermano quanto già pensavo di Paolo, che pur critico nei confronti di parte del movimento non ha mai avuto intenzione di ammainare bandiera.
    Conoscevo Paolo dai tempi di piazza Fontana e di Pinelli; pur militando in un gruppo diverso (della FAI…) ho sempre avuto con lui un rapporto continuo, d’amicizia con un qualche livello d’intimità. Conoscevo la sua stanchezza che però non immaginavo così grande e insopportabile. Una stanchezza che ha mascherato fino all’ultimo con un attivismo a volte addirittura frenetico (il tour De Andrè) e che a reso incomprensibile a molti la sua scelta. Ma anche questo fa parte del suo modo di vivere totalmente la dimensione ‘politica’ con una netta separazione da quella personale.
    La sua scelta finale ha ricomposto le due dimensioni consegnandoci un uomo con tutte le sue luci e le sue ombre.
    Continuando sulla stessa strada l’avremo comunque sempre al nostro fianco.
    Un caro saluto
    Massimo Varengo

  6. “destino di ogni vero rivoluzionario è lottare tutta la vita per un’idea che verrà portata avanti da altri in modi e con scopi completamente diversi”
    William Morris

  7. Paolo e’ un uomo e ad un uomo cosa si puo’ chiedere ?
    Ci siamo ancora visti qui a Nuoro a fine gennaio, abbiamo parlato di poesia, lo erano le canzoni di Faber, e di quella riserva indiana che e’ la Barbagia, poi di altro non per forza politico, abbiamo bagnato la parola da sobri, entrambi acciaccati dallo stesso malanno che ci ha fatti dimagrire e che non ci permette di strafare.
    Ironico eppure serio, propositivo, ne uscivi pensando che c’era qualcosa da fare.
    ENRICO, Paolo ha lasciato in cucina del lievito-madre a cui ognuno puo’ attingere, se vuole, per fare buon pane.
    Cosi’ e’ per me e cosi’ rimane.
    Orani 25/7/20

  8. Caro Enrico,
    Questo tuo ultimo ricordo mi ha tolto un peso dal cuore. La determinazione di Paolo, che hai riportato così fedelmente, mi ha fatto capire fino in fondo che per lui non c’erano più altre strade. La convinzione con la quale ha percorso quei binari gli ha permesso di affrontare la morte con “leggerezza”. Non fraintendermi, voglio solo sperare che sia morto con la pace nel cuore.
    Con affetto e con dolore,
    Massimo Ortalli

    • Caro Enrico,
      Le tue parole mi danno la forza di parlare di Paolo, al quale sto pensando ininterrottamente da giorni.
      A Paolo devo moltissimo, da quando, giovanissima studiosa, mi diede tutto l’appoggio e la fiducia per scrivere di teatro su “A”. Una collaborazione che ha portato un contributo alla rivista, spero, ma che ha rappresentato moltissimo soprattutto per me. E sono convinta che questa sia stata l’esperienza di tutti i tantissimi collaboratori di “A”: l’occasione per un dialogo unico, sempre profondo, generosissimo, con una persona speciale. Un dialogo nel quale Paolo non ha mai fatto trapelare il suo dolore, impegnato com’era ad alleviare quello degli altri.
      Con gratitudine,
      Cristina Valenti

  9. Caro Enrico, sono grato a questo tuo spazio che restituisce a Paolo tutta intera la sua umanità. Conobbi Paolo ancora prima di incontrarlo, quando nel 1970 ero
    detenuto nel carcere di Forlì per la strage di stato e lui riuscì a farmi arrivare i suoi saluti e qualche altrettanto graditissimo libro.

  10. Non trovo parole. Ho conosciuto Paolo ragazzino ,già allora colto e lucidissimo . Gli ho voluto molto bene a lui e Aurora, sempre presenti nella mia vita di anarchica , insieme ad Alfonso. Capisco e apprezzo a sua scelta dignitosa e consapevole. Ti abbraccio fraternamente . Oggi vi sono accanto .

  11. Grazie. Per noi della Scighera è sempre stata una presenza importante, un sostegno e un esempio, ma anche un amico affettuoso. La sua bandiera verrà portata da molte mani. Andrea

  12. Caro Enrico,
    grazie per le tue parole … quanto ho voluto bene a tua fratello e quanta strada insieme abbiamo fatto … L’ho conosciuto insieme alla sua inseparabile Aurora in un giorno di luglio del 1978 quando bussai alla porta della redazione di A. Nel 1982 tenne la prima conferenza pubblica inaugurale della nostra Biblioteca parlando di Malatesta e l’anno scorso è tornato a trovarci per parlare di De André. Quanti ricordi … per me era un fratello maggiore e ho condiviso con lui molti pensieri, anche intimi, il dolore della sua perdita è immenso, ma dobbiamo tenere duro per lui, saluti e abbracci
    Franco B.

  13. Voglio ricordare Paolo con una frase del suo amato Malatesta. Una frase che Paolo stesso mi aveva citato l’ultima volta che ci siamo visti e abbiamo bevuto un caffé insieme, il 20 febbraio scorso, nel bar del Civico Liceo Manzoni di Milano dove era venuto a parlare agli studenti di Fabrizio De Andrè. Vado a memoria: “Noi siamo anarchici per un sentimento, un sentimento che è la molla motrice di ogni sincero riformatore sociale e senza il quale il nostro essere anarchici sarebbe una menzogna e un nonsenso. Questo sentimento è l’amore per gli uomini, è il fatto di soffrire per le sofferenze degli altri”. Ecco, il Paolo che io ho conosciuto era così: intelligente, empatico (e simpatico), generoso. Anarchico per amore.
    Ci mancherà tanto. Continuiamo la sua opera. Soprattutto consolidiamo e rilanciamo A Rivista anarchica, che è uno spazio di approfondimento e discussione imprescindibile per tutti i libertari.

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