“Minchia, qui le cose non cambiano mai”

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“Minchia, ma qui le cose non cambiano mai. Certe volte mi verrebbe di mollare tutto.” (il commissario Salvo Montalbano di Andrea Camilleri, 2013).

Ma il commissario che dipende dal questore di Montelusa, lo sappiamo, non molla: gli verrebbe voglia di farlo, ma poi continua a svolgere i suoi compiti di ‘civil servant’ con dedizione, competenza, umanità. È proprio l’inutilità che spesso viviamo, “perché qui le cose non cambiano mai”, che ci spinge a non tradire i nostri impegni, con noi e con gli altri.

In questo benedetto Paese i conservatori dell’esistente, i disarmatori delle coscienze, quelli che contano sulla stanchezza dei loro critici dimenticano molte esperienze storiche: spesso l’immobilismo delle (cosiddette) classi dirigenti – anche nella versione gattopardesca del ‘cambiar tutto per non cambiar niente’ – finisce col provocare la fine dei (dis)equilibri che hanno difeso, poiché l’innovazione sociale e politica s’impone sempre. Non automaticamente ma grazie alla mobilitazione dei ‘novatori’, seppur col travaglio d’un aspro parto. A Vigata e altrove.

2 commenti su ““Minchia, qui le cose non cambiano mai””

    • Caro Fortunato, sono d’accordo. Anche io ho sempre odiato lo pseudo-proverbio “chi lascia la via vecchia per la nuova, ecc. ecc.”…per non parlare dell’altro “gallina vecchia fa buon brodo” (valido solo per il food e per le ultra cinquantenni, che un idiota ha detto di non considerare desiderabili). Data l’età, vorrei perorare anche la causa dei galli agée…

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