Exit, Voice & Loyalty

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Le persone, incluse quelle con cui interagiamo qui a Sòno, vivono spesso con ansia l’esperienza e le accuse di tradimento, di apostasia, di eresia, di fuoriuscita da comunità fortemente integrate attorno a un set di valori e abitudini comuni. Abbiamo notato che può esser loro utile cambiare lo sguardo sull’abbandono (di un individuo, di una famiglia, di un gruppo, di un’organizzazione, di un’idea, di un territorio, ecc.).

Come? Partendo dal titolo di un bel libro del 1970 di Albert O. Hirschman, edito tempo fa da Il Mulino: ‘Exit, voice and loyalty’. In sintesi, quando non ci si trova più d’accordo con un’impresa e i suoi prodotti, con un partito, con una religione organizzata, ecc. l’amore per tali soggetti si può esprimere in due modi validi: con critiche esplicite, alzando la voce (voice), oppure andandosene (exit) non acquistando più quei prodotti e passando alla concorrenza, uscendo dal partito, estraniandosi dalla comunità dei fedeli.

Insomma, il tradimento può essere un atto d’amore, un segno di fedeltà ai valori e alle scelte iniziali, un modo di essere consonanti con se stessi, un paradossale esempio di fedeltà e lealtà (loyalty) al progetto originario.

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